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Sul Naviglio Grande a Milano l’anteprima del progetto “Trans-Figurazione”

Si inaugura sabato 9 luglio alle ore 18 allo Spazio E, Alzaia Naviglio Grande, 4, la prima mostra di pittura del Progetto intitolato “ Trans-Figurazione ”, a cura di Virgilio Patarini. Organizzazione e catalogo Zamenhof Art

In esposizione una ventina di opere di sei artisti italiani emergenti che rivisitano in chiave contemporanea e post-moderna l’idea di “figurazione”: una figurazione attraversata, trafitta, tradita, ritrovata e sfigurata, tramandata e al tempo stesso rimandata, abbozzata, non finita, inquieta, in dissolvenza, in ambigua ambivalenza tra memoria e oblìo, in crisi di identità o forse, meglio: in piena presa di coscienza della propria identità multipla, schizofrenica, mutevole e post-moderna, incline al declino e proprio per questo forte della sua fragilità, consapevole della propria consistenza effimera, fantasmatica, famelica e cannibale e al tempo stesso anoressica… (dall’introduzione del catalogo)  
Opere di Nadia Ginelli, Paolo Lo Giudice, Silvio Natali, Nino Ninotti, Giuseppe Orsenigo, Libera Venzo.

La mostra proseguirà fino al 19 luglio, visitabile tutti i giorni dalle 15 alle 19, ad ingresso libero. Chiuso il lunedì.

La mostra presenta in anteprima a Milano, opere di sei dei quindici artisti che saranno protagonisti delle successive mostre col medesimo titolo e argomento a Ferrara, alle Grotte del Boldini, dal 22 al 31 luglio, nell’ambito della terza edizione del Ferrara Art Festival, e poi a Venezia, alla galleria ItinerArte dal 6 al 25 agosto 2016. A Ferrara, in occasione della seconda esposizione sarà presentato il catalogo Zamenhof Art. Altri appuntamenti di questo progetto sono previsti da settembre sia a Milano sui Navigli che a Roma e in altre città. 

Qui di seguito uno stralcio della nota critica di introduzione del catalogo a cura di  Virgilio Patarini:

TRANS-FIGURAZIONE 

Una figurazione attraversata, trafitta, tradita, ritrovata e sfigurata, tramandata e al tempo stesso rimandata, abbozzata, non finita, inquieta, in dissolvenza, in ambigua ambivalenza tra memoria e oblìo, in crisi di identità o forse, meglio: in piena presa di coscienza della propria identità multipla, schizofrenica, mutevole e post-moderna, incline al declino e proprio per questo forte della sua fragilità, consapevole della propria consistenza effimera, fantasmatica, famelica e cannibale e al tempo stesso anoressica.  

Una figurazione oltre il principio di non contraddizione, uguale a se stessa eppure sempre diversa, coerentemente incoerente, nostalgica di un passato mai davvero vissuto e forse nemmeno compiutamente immaginato, che risorge dalle sue ceneri e di cenere è fatta, e di fumo che il vento disperde e di fiamme sull’acqua. Una figurazione sincopata, ondivaga… bussola impazzita che si rifiuta di decidere una volta per tutte da che parte sta il nord, amante fedele solo nell’ora del tradimento, presenza assente, assenza sempre presente, segno di contraddizione, disegno senza contorni, sconfinato confine, modo smodato, snodo riannodato, grumo di sangue e sospiri, carezza che ferisce, problema sempre aperto, insoluto…  

Una figurazione in cui il come e il che cosa si scambiano di ruoli, in un gioco di specchi in frantumi in cui è difficile dire se sia l’immagine che è a pezzi o il mezzo che la riflette. O l’anima che in quell’immagine si riflette e riflette su quell’immagine. Forma che si traveste da materia e viceversa, nudo travestimento.  


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