Eroi e gente comune. La storia del Paese corre su nove vagoni
Com’era il Bel Paese nel momento in cui lo stava diventando? Si riesce appena a immaginarlo dalle parole di Michele Placido che da un video legge il giuramento della Giovine Italia e introduce a una vera e propria passeggiata sui binari della storia richiamata da un pavimento fatto di traversine di legno. È l’ingresso di "Visioni d’Italia, 150 anni di Unità d’Italia visti dalla Puglia", un treno merci su cui è allestita la mostra itinerante promossa dall’assessorato regionale al Diritto allo Studio coordinata dal Comitato Italia 150 e realizzata da Farm che dopo Lecce, Brindisi e Taranto sosterà nella stazione di Bari dal 22 al 28 maggio prima di proseguire verso Torino dove chiuderà un ideale viaggio che unisce, attraverso la narrazione cronologica, sociale e culturale, un’Italia di artisti, poeti, martiri ed eroi.
Quattrocentocinquanta metri di ritratti, foto, video e musica provenienti da musei, archivi storici, fondazioni con una approfondita ricerca documentaria e spezzoni di film in collaborazione con Teche Rai e Cinecittà Luce. Il progetto si propone infatti di offrire una riflessione sul legame tra storia nazionale e locale stimolando un sentimento di orgoglio per l’appartenenza nazionale, e pugliese, valorizzata dai tanti protagonisti della politica, delle arti e dello spettacolo.
Com’era il Bel Paese nel momento in cui lo stava diventando? Si riesce appena a immaginarlo dalle parole di Michele Placido che da un video legge il giuramento della Giovine Italia e introduce a una vera e propria passeggiata sui binari della storia richiamata da un pavimento fatto di traversine di legno. È l’ingresso di "Visioni d’Italia, 150 anni di Unità d’Italia visti dalla Puglia", un treno merci su cui è allestita la mostra itinerante promossa dall’assessorato regionale al Diritto allo Studio coordinata dal Comitato Italia 150 e realizzata da Farm che dopo Lecce, Brindisi e Taranto sosterà nella stazione di Bari dal 22 al 28 maggio prima di proseguire verso Torino dove chiuderà un ideale viaggio che unisce, attraverso la narrazione cronologica, sociale e culturale, un’Italia di artisti, poeti, martiri ed eroi.

Divisa in sei periodi temporali dal 1848 al 2011, ad accogliere il visitatore i volti noti del Risorgimento da Mazzini a Garibaldi, a cui è possibile, grazie ai diffusi pannelli esplicativi, affiancare i molti sostenitori pugliesi il cui “furor di Patria” giustifica oggi i loro nomi alle vie cittadine, da Emanuele De Deo e Ignazio Ciaia, a Sigismondo Castromediano e Giuseppe Pisanelli.
La grande Storia scorre parallela a quella locale incrociando biografie meno conosciute come quella del salentino Liborio Romano che spalancò le porte napoletane a Garibaldi mentre dai touch screen è possibile ascoltare le musiche che caratterizzarono le singole epoche rispolverando quelle sentite dai nostri nonni come La bella Gigogin di Paolo Giorza.
Una narrazione che sembra accelerare osservando la massa informe e grigia che affolla le navi e che riporta improvvisamente alla contemporaneità di un’immigrazione in cui la Puglia dell’accoglienza diventa passaggio verso l’Europa per milioni di persone in fuga dal Medioriente e dai Balcani. Solo la didascalia rivela che è quella dei nostri connazionali verso la “Mèrica” degli anni Dieci e verso il Nord dei Cinquanta del Novecento mostrando una storia ciclica di disperazione e illusioni destinata ad affollare i sobborghi delle metropoli, alla manovalanza più umile e a vivere in condizioni igieniche degradate. La Puglia del nuovo secolo si scopre meno avvilita dall’arretratezza grazie al nuovo Acquedotto (1915), ma soprattutto laboratorio del pensiero con la nascita della casa editrice Laterza e i contributi di Benedetto Croce, Antonio Salandra, Gaetano Salvemini che fonda l’Unità nel 1911. Le folle mussoliniane sfumano in quelle rosse dei movimenti operai in cui si fa largo Giuseppe Di Vittorio non sono troppo diverse da quelle studentesche degli anni Settanta che accusano la gerarchia, l’autorità e tutta una società capitalistica post miracolo economico. Un’Italia stracciona e provinciale che si riflette nel cinema di Rossellini, Germi, Fellini o De Sica, nel genio di Carmelo Bene, nelle poesie di Bodini, poi urlato dai vinili dei cantautori come Battisti, Reitano e Celentano e dalle antenne delle radio libere. Piccoli titani di gente comune qualche volta dimenticata come i minatori vittime dell’incendio della miniera di Bois du Cazier (1956) e di indimenticabili: Moro, Falcone, Borsellino e il papa dei giovani, Giovanni Paolo II. Una grande commedia all’italiana come la definirebbe il cinema tecnico in cui ognuno può trovare la propria umanità e perdonarsi quelle volte in cui non è stata messa al servizio del proprio benessere e della propria felicità. Alessandra Nenna, Barisera 19 maggio 2011
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