
“Ogni striscia di colore, con la sua diversa intensità, è l’impressione di un contatto e di un movimento. Non mi sento interessato né all’aspetto del mio corpo ricoperto dal colore né all’idea che esso stesso possa divenire arte. Mi concentro piuttosto su ciò che si genera quando il colore si espande sulla pelle, e sulle forme che questa imprime sulla superficie della tela, dove il colore trattiene la tensione dei movimenti e riproduce l’evolversi della loro carica emotiva: una sorta di ritratto dei miei mondi interni ed esterni, attraverso la materialità del corpo”.
Dopo la partecipazione a una collettiva nel 2011, e il debutto sulla scena romana del progetto THROUGH ESPERIMENTI a cui lavora con la giovane stilista di Silente, Francesca Iaconisi, Emanuele Gatto ha deciso di condividere in una personale presso lo spazio Makemake le opere della serie SELF-PORTRAITS, una variazione sul tema dell'autoritratto in cui il corpo ricopre il ruolo di protagonista.
Emanuele Gatto (1981) respira odore di trementina e olio di lino sin dalla nascita, frequentando l’atelier di famiglia quale luogo prediletto della scoperta artistica. Sono poi i soggiorni europei a influenzare il suo approccio cosmopolita e metropolitano all'arte, arricchendo progressivamente la sua ispirazione.
Gli “autoritratti” presentati sono il risultato di una sperimentazione finalizzata alla messa a punto di una personale tecnica realizzativa che ha visto l'artista tralasciare l'utilizzo dei consueti strumenti del mestiere a favore del proprio corpo. Unica eccezione, chiaro esempio di progetti futuri, è Light can come from everywhere, una straordinaria visione ribaltata della realtà riconoscibile, distorta nelle forme e riallineata nel colore.
A metà tra action painting e body art, Emanuele Gatto conforma il processo creativo in una vera e propria azione pittrice: un'azione sintetica che proietta sulla tela l'immagine reale del corpo, che fa il proprio ingresso nell'opera tramite il contatto reso visibile e durevole dall'interposizione del colore. Si suggella così, mediante l'impressione della pelle sul supporto, un legame di identità con il corpo che, venendo rielaborato da una serie di gesti formativi, ritrova la sua verità nella filosofia dell'opera. I colori prendono vita sulla pelle e ne riproducono sulla tela le porosità e le caratteristiche eterogenee, offrendone la rappresentazione al gioco delle successive rielaborazioni.
E' ancora un corpo a dominare la performance di apertura che l’artista ha ideato per il vernissage: al cospetto delle tele, esso si veste di solo colore riaffermando la propria centralità nella creazione dell’opera. Il corpo è di Valerio Sirna (1988), performer che vanta già importanti collaborazioni quali: Ricci-Forte (2009, 2010, 2011), il gruppo Mutua Imago (2011), Giorgio Rossi per L'Arezzo Wave (2012), il marchio Area (Paris Fashion Week 2012). Al momento fa parte del collettivo milanese Strasse.
Il percorso della mostra è completato da una videoinstallazione in cui frammenti di vita metropolitana raccordano, in un tentativo ultimo di sintesi, le immagini del corpo che lascia la propria impronta sulla tela.
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