Passa ai contenuti principali

LILA. Il gioco della vita

"Lila. Il gioco della vita" è la mostra antologica che ripercorre l’attività artistica di Anna Maria Colucci / Ma Prem Samagra. Un omaggio che è anche l’esaltazione di quella creatività e vitalità - all’insegna della totale libertà - che ha caratterizzato il lavoro dell’artista, così come indica il termine stesso “līlā” che in sanscrito vuol dire ‘gioco divino’.

Nelle sale di Palazzo Caccia, sede del Museo Comunale di Sant’Oreste, cittadina dove Samagra ha vissuto a partire dal 2003, alternando viaggi e soggiorni a Goa e in altre località dell’India, sono esposti lavori storici del decennio ’60-’70 - tra questi La donna oggetto (1962), Krushiov (1962), Tavola apparecchiata per uno solo (1962), I politici (1963), Tappeto (1964), Le alienatine (1968), In forma/Ginnastica (1970), Il fumo (1963) - in cui la manipolazione fotografica rappresenta per l’autrice la presa di coscienza, e la sua dichiarata insofferenza, nei confronti di una società maschilista che oscurava il ruolo della donna nella quotidianità domestica, così come nello scenario dell’arte contemporanea.

Anna Maria Colucci con le sue “cancellazioni” è una femminista ante litteram. Ancor prima di prendere parte, ideologicamente e formalmente, al movimento femminista con Rivolta Femminile prima e, successivamente, alla Cooperativa del Beato Angelico.

Negli anni Settanta l’artista inserisce la propria figura all’interno della sua opera: la memoria della performance, affidata ancora una volta alla fotografia, emerge in opere come Yin e yang (1973) e la serie di immagini scattate nel 1979 all’interno della chiesa sconsacrata di San Vittorino. Lavori bidimensionali che segnano un’ulteriore evoluzione di quella “cancellazione” che un tempo era negazione e che, da questo momento in poi, assume un significato di rinascita interiore.

Ciò avviene a partire dal 1980, in seguito all’incontro con Bhagwan Shree Rajneesh (Osho) e alla scelta della Colucci di diventare sannyasin. La grande tela Big Bang (1985) è la prima a tradurre visibilmente il senso di liberazione dai precedenti vincoli espressivi con l’esplosione di pigmento: in quest’opera la dimensione spirituale dà forma alla visione cosmica di un universo tutto da definire.
L’energia e la forza della natura sono fonte d’ispirazione per Samagra (che vuol dire “integra”), nome assegnatole dal suo maestro spirituale, che abbandona il figurativo per l’astrazione. Sia a Goa che a Sant’Oreste l’artista è circondata da una natura incontaminata che si riflette in opere come  L’oro alchemico (1990), Galassia (2000), Fuoco bianco (2001), Uovo di luce (2005), Nascita del femminile (2008), Unione tantrica (2009), Rosa rosso (2011), Portale galattico (2013).

La sua declinazione personale di “action painting”, prevede gesti incondizionati e un uso del colore strettamente connesso con la meditazione zen. Insieme al pigmento viene mescolato il glitter, ad esaltare una luminosità che parte dall’interno, un “tirocinio della coscienza” per la conoscenza del sé e per la centratura che sfida la paura dello spazio vuoto, dell’ignoto, della morte.

Esposte in mostra, per la prima volta, anche una serie di “Sedie da Meditazione” del 2001 e il leggio ligneo interamente decorato, mentre l’antico camino del salone ospita l’installazione di specchietti indiani, giocoso tributo alla cultura indiana, fonte di grande ispirazione per Samagra e memoria dei tanti momenti trascorsi in quella terra nutriente.

Notizie biografiche:
Ma Prem Samagra (al secolo Anna Maria Colucci) è nata a Verbania nel 1938, ha vissuto tra Roma, Goa (India) e Sant’Oreste, dove si è spenta nel febbraio 2015. Nei primi anni Sessanta ha frequentato gli artisti della Scuola di Piazza del Popolo. Nel filone pop americano si collocano le sue prime opere in cui la fotografia interpreta la realtà, affrontando il tema della condizione femminile e altre questioni sociali.

A Roma, nel 1975, ha esposto alla Galleria Gap (a cura di Gianni Fileccia) e nello stesso periodo presso Il Lavatoio Contumaciale, diretto da Tomaso Binga e Filiberto Menna. Contemporaneamente ha partecipato alla creazione della Cooperativa del Beato Angelico, primo collettivo di artiste femministe: Osservazioni sulla realtà (1977) è la sua personale organizzata alla Cooperativa del Beato Angelico in cui ripercorre la sua attività a partire dal 1961.

Nel 1980, entrata in contatto con il pensiero di Bhagwan Shree Rajneesh (Osho), è diventata sannyasin e ha orientato la sua pittura verso uno spazio meditativo e zen. E’ del 1985 la personale Ambienti anni ’60 e ’80 alla galleria Speciale di Bari, luogo di sperimentazione e incontro nell’ambito del design, dell’architettura e delle arti applicate creato da Tarshito con Shama Cinzia Tandoi.

Tra le mostre recenti: 2015 - Tavola apparecchiata per uno solo. Omaggio a Samagra (Anna Maria Colucci) (a cura di Manuela De Leonardis), Acta International, Roma; 2012 - Ginnosofisti # 7 – L’oro vivente. Alberto Parres e Samagra (a cura di Lory Adragna e Manuela De Leonardis), Bibliothé Contempory Art, Roma (doppia personale); 2011 - L’Artista come Rishi, Museo Nazionale di Arte Orientale G. Tucci, Roma; Samagra Ora (a cura di Manuela De Leonardis e Gigliola Fania), ArteOra, Foggia (personale).

Lila. Il gioco della vita. Anna Maria Colucci / Ma Prem Samagra
a cura di Manuela De Leonardis
coordinamento Gian Paolo Rispoli e Wateki Talyana Tobert
dal 5 settembre al 4 ottobre 2015
opening: sabato 5 settembre - ore 17.30
Museo Comunale - Palazzo Caccia
Piazza Cavalieri Caccia, 10
00060 Sant’Oreste (RM)
Tel. 0761578437
museosantoreste@hotmail.com
orari museo: Sabato, Domenica e festivi 10-12 / 15.30-18.30

Sandro Signoretti: 338/1211785
Gian Paolo Rispoli :333/2699786

catalogo in mostra

Post popolari in questo blog

La Firenze di Giovanni e Telemaco Signorini

La scoperta del carteggio inedito tra Telemaco Signorini, il padre Giovanni e il fratello minore Paolo, ha condotto Elisabetta Matteucci e Silvio Balloni a ideare questa raffinata esposizione che vanta due protagonisti, i Signorini da un lato e la loro Firenze dall’altro. 


Il tratto di marcata “fiorentinità” che caratterizza la mostra, unito all’indubbio spessore storico-critico, è tra le ragioni che hanno spinto la famiglia Antinori a realizzare il progetto con l’Istituto Matteucci.
La mostra quindi non poteva trovare sede più appropriata di Palazzo Antinori, edificio storico nel cuore di Firenze, casa di una Famiglia che ha contribuito a fare la Storia della città oltre che della viticoltura di massimo pregio. Per la prima volta, in occasione di “La Firenze di Giovanni e Telemaco Signorini”, il pubblico potrà ammirare i Saloni storici del Piano Nobile di Palazzo Antinori, opportunità che da sola merita un viaggio a Firenze. Saranno essi ad accogliere le opere in mostra, capolavori noti…

ART CITY Bologna 2019 - settima edizione

Alla sua settima edizione, ART CITY Bologna ha luogo per il secondo anno consecutivo sotto la supervisione di Lorenzo Balbi, direttore artistico di MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, con una importante novità: la manifestazione estende la sua durata fino a divenire una vera e propria art week, con inizio il 25 gennaio e nucleo centrale nel week end dall'1 al 3 febbraio, introducendo, e in seguito affiancando, il week end di Arte Fiera.
Il format di ART CITY Bologna prevede, come nell'ultimo anno, un main program di alto profilo basato su un evento speciale e su una serie di progetti curatoriali monografici, che variano tra mostre, installazioni e performance.
Parte del programma è la sezione ART CITY Segnala, che include oltre 70 eventi selezionati dagli operatori culturali della città, tra cui istituzioni pubbliche e private, gallerie d'arte moderna e contemporanea, artist run space e spazi no-profit. Accanto ad essa, la sezione ART CITY Cinema esplora i rapporti …

De Chirico e Savinio. Una mitologia moderna

Dal 16 marzo al 30 giugno 2019 la Fondazione Magnani-Rocca ospita una grande mostra dedicata a Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, i «dioscuri» dell'arte del XX secolo. 
I due fratelli hanno ripensato il mito, l’antico, la tradizione classica attraverso la modernità dell’avanguardia e della citazione, traslandoli e reinterpretandoli per tentare di rispondere ai grandi enigmi dell’uomo contemporaneo, dando vita a quella che Breton definì una vera e propria mitologia moderna. 
La mostra - allestita alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo presso Parma – presenta oltre centotrenta opere tra celebri dipinti e sorprendenti lavori grafici, in un percorso espositivo che, dalla nascita dell’avventura metafisica, si focalizza su un moderno ripensamento della mitologia e giunge alla ricchissima produzione per il teatro, documentata anche da preziosi costumi per l’opera lirica.   
I Dioscuri dell’Arte – «Sono l'uno la spiegazione dell'altro» scriveva …