
Nel 1969 l’artista comincia a dedicarsi alla fotografia e nel 1970 ottiene un discreto successo alla Galerie Toni Gerber di Berna con una serie di autoritratti androgini, a partire dal quale svilupperà il tema centrale della sua ricerca, quello della figura umana. Una figura rappresentata spesso dall’artista stesso, vero protagonista dell’immagine, mascherato o travestito, con il volto truccato e in pose elegantemente effemminate, dove la differenza tra maschile e femminile è quasi dissolta e l’ambiguità della rappresentazione diviene l’aspetto più significativo ed evidente del suo lavoro.
Malgrado tali immagini sfiorino il narcisismo da un lato e la parodia dall’altro, il carattere egocentrico della sua poetica è solo apparente. Se ad un primo sguardo i suoi “autoritratti” possono essere letti come auto-rappresentazioni, o come messinscene illusorie ed immaginarie, ad un esame più attento risulta più chiaro che la riflessione dietro alla sua ricerca è ben più profonda e ragionata. Lüthi, da solo al centro della scena, affiancato ad oggetti o ad altre persone (più che altro la collega Elke Kilga) sullo sfondo di ambientazioni chiuse e degradanti, testimone di circostanze ambigue, diventa l’interprete di situazioni particolari, afferenti ora la vita quotidiana ora le relazioni personali, ora la sfera dell’intimità.
Il fatto che l’artista sia il soggetto principale è più una scelta di convenienza. Egli ricorre alla persona che è più vicina a sé e più facilmente a sua disposizione: «I ritratti di Lüthi sottolineano la realtà e la finzione del sé, essi annunciano “Je est un autre” (“Io è un altro”) confermando con la stessa evidenza la coscienza del sé così come del suo opposto» (Rainer Michael Mason). Tramite una presa di distanza tra il sé e l’immagine, Lüthi cessa di essere se stesso, e diviene il rappresentante di frangenti più generali che fanno parte della vita privata ed intima di ognuno di noi, e che portano lo spettatore a ragionare sul significato di certi “eventi”, di certi modelli, di un’immagine ambigua della quale non è fornita alcuna spiegazione logica.
Un complesso lavoro dove è difficile separare l’arte dalla vita. Urs Lüthi dirige lo sguardo del pubblico verso l’auto-riflessione e l’auto-analisi, usando i suoi “autoritratti” come strumenti di indagine interiore, alla ricerca di nuove possibili identità, e come strumenti per investigare le implicazioni fisiche ed emotive del corpo e della figura all’interno di tali contesti.
La mostra curata da Graziano Menolascina raccoglie diverse serie fotografiche, partendo da Sketches del 1970, la serie unica dei ritratti del 1972, sino a Un'isola nell'aria del 1975 e Don't ask me if you know that I am too weak to say no del 1977.
Il catalogo realizzato in occasione della mostra è disponibile in galleria.
Urs Lüthi
Galleria Conceptual
15 novembre 2018 - 13 gennaio 2019
Vernissage: Giovedì 15 novembre ore 18.00
Via Mameli 46, 20129 Milano
+39 02 70103941
info@conceptual.it
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