Passa ai contenuti principali

Olga Schigal - Dietro casa un altro angolo

Da quest'oggi a mercoledì 11 marzo 2015 l’Associazione Italia Russia di Milano ospita Dietro casa Un altro angolo una mostra di Olga Schigal a cura di Paola Boccaletti, promossa dall’Associazione Italia Russia con il patrocinio della Fondazione Cariplo.

Non sempre il senso di appartenenza, sia che esso nasca da una matrice culturale, intellettuale o sociale, è innato; alle volte serve coltivarlo, maturarlo attraverso i ricordi, solleticando gli imprevisti e i rapporti che forse appaiono più scontati. Come per Olga Schigal, artista di origine russa, che presenta un’installazione all'Associazione Italia Russia. Qui Olga, vissuta in un piccolo villaggio siberiano e trasferitasi in Germania dopo la caduta del Muro, cerca di riorganizzare le sensazioni di quel passato ormai lontano e dare loro forma all’interno di uno spazio profondamente intriso di quel senso di appartenenza di cui è costantemente alla ricerca. E se, nei primi tempi vissuti in Italia, nei suoi lavori ha avuto il sopravvento la sensazione nostalgica di queste due vite precedenti, a distanza di anni si realizza la consapevolezza di un tempo passato, di una strada percorsa oltre la quale trovare la propria casa, la propria identità. Dietro casa un altro angolo.

L’artista sperimenta nuovi materiali come la gommalattice prevulcanizzata, una resina naturale con la quale realizza calchi e stampi; nature morte dalla pelle giallognola spenta e opaca che col tempo si scurisce e assottiglia fino a degradarsi completamente. Frutta, foglie e teschi che sistema nella biblioteca, tra gli scaffali popolati da rare raccolte di riviste di epoca sovietica e volumi scritti in caratteri cirillici su carta segnata dagli anni: composizioni da sempre care agli artisti intenzionati a dichiarare l’impossibilità di fermare il presente per un tempo infinito. Materiali che hanno segnato indelebilmente la storia ma che prima o poi svaniranno nella loro corporeità. Olga Schigal ha vissuto in prima persona le vicende storiche dei paesi comunisti e la condizione di emigrato che qui interpreta attraverso il suo modo di fare arte, di renderle contemporanee, nuovamente presenti. Lungo il corridoio, in piccole foto dai colori brillanti, l’artista si fa protagonista dei suoi lavori, che indossa come per recuperare quella identità ormai lontana; sono i simboli nazionali russi della falce e martello o della stella rossa, ma anche gli emblemi della società nella quale viviamo, dove le persone si spostano da un paese all’altro alla ricerca di una vita migliore. Il maglione portafortuna è stato confezionato dalla zia che ancora vive in Siberia, intrecciato con 3000 “braccialetti portafortuna” acquistati da ragazzi senegalesi, nella convinzione e speranza che la fortuna possa essere senza frontiere, non avere distanze né nazionalità, lingua o differenze sociali.

Siamo costantemente alla ricerca di noi stessi e nel tentativo di esprimere ciò che siamo aggiungiamo ritagli della memoria personale e collettiva per arrivare a costruire nuove storie e nuovi modelli, come fa Olga Schigal, cercando dietro casa un altro angolo ancora. Testo di Paola Boccaletti

Olga Schigal è nata nel 1980 ad Ischimbaj (Russia) nella Regione degli Urali ed è cresciuta a Nyagan, una piccola città della Siberia. Nel 1997 si trasferisce in Germania dove - nel 2002 – viene ammessa alla Kunstakademie di Münster dove si specializza in Arte plastica con Katharina Fritsch. Dal 2009 vive e lavora a Milano 

www.olgaschigal.com

Nel 2010 vince il Primo Premio di Arte Laguna, presso l’Arsenale di Venezia. Nel 2011 realizza l’installazione “Oltre le terre fredde” alla Fondazione Arnaldo Pomodoro a Milano. Nel 2012 riceve il Primo Premio scultura Art Gallery, Campari, Milano. Dal 2004 ha partecipato a varie mostre collettive e festival internazionali.


Associazione Italia Russia
Via Cadore 16 Milano 20135

Post popolari in questo blog

La Firenze di Giovanni e Telemaco Signorini

La scoperta del carteggio inedito tra Telemaco Signorini, il padre Giovanni e il fratello minore Paolo, ha condotto Elisabetta Matteucci e Silvio Balloni a ideare questa raffinata esposizione che vanta due protagonisti, i Signorini da un lato e la loro Firenze dall’altro. 


Il tratto di marcata “fiorentinità” che caratterizza la mostra, unito all’indubbio spessore storico-critico, è tra le ragioni che hanno spinto la famiglia Antinori a realizzare il progetto con l’Istituto Matteucci.
La mostra quindi non poteva trovare sede più appropriata di Palazzo Antinori, edificio storico nel cuore di Firenze, casa di una Famiglia che ha contribuito a fare la Storia della città oltre che della viticoltura di massimo pregio. Per la prima volta, in occasione di “La Firenze di Giovanni e Telemaco Signorini”, il pubblico potrà ammirare i Saloni storici del Piano Nobile di Palazzo Antinori, opportunità che da sola merita un viaggio a Firenze. Saranno essi ad accogliere le opere in mostra, capolavori noti…

ART CITY Bologna 2019 - settima edizione

Alla sua settima edizione, ART CITY Bologna ha luogo per il secondo anno consecutivo sotto la supervisione di Lorenzo Balbi, direttore artistico di MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, con una importante novità: la manifestazione estende la sua durata fino a divenire una vera e propria art week, con inizio il 25 gennaio e nucleo centrale nel week end dall'1 al 3 febbraio, introducendo, e in seguito affiancando, il week end di Arte Fiera.
Il format di ART CITY Bologna prevede, come nell'ultimo anno, un main program di alto profilo basato su un evento speciale e su una serie di progetti curatoriali monografici, che variano tra mostre, installazioni e performance.
Parte del programma è la sezione ART CITY Segnala, che include oltre 70 eventi selezionati dagli operatori culturali della città, tra cui istituzioni pubbliche e private, gallerie d'arte moderna e contemporanea, artist run space e spazi no-profit. Accanto ad essa, la sezione ART CITY Cinema esplora i rapporti …

De Chirico e Savinio. Una mitologia moderna

Dal 16 marzo al 30 giugno 2019 la Fondazione Magnani-Rocca ospita una grande mostra dedicata a Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, i «dioscuri» dell'arte del XX secolo. 
I due fratelli hanno ripensato il mito, l’antico, la tradizione classica attraverso la modernità dell’avanguardia e della citazione, traslandoli e reinterpretandoli per tentare di rispondere ai grandi enigmi dell’uomo contemporaneo, dando vita a quella che Breton definì una vera e propria mitologia moderna. 
La mostra - allestita alla Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo presso Parma – presenta oltre centotrenta opere tra celebri dipinti e sorprendenti lavori grafici, in un percorso espositivo che, dalla nascita dell’avventura metafisica, si focalizza su un moderno ripensamento della mitologia e giunge alla ricchissima produzione per il teatro, documentata anche da preziosi costumi per l’opera lirica.   
I Dioscuri dell’Arte – «Sono l'uno la spiegazione dell'altro» scriveva …