Il progetto costituisce il quarto significativo impegno assunto dall’Italia nell’ambito della cooperazione bilaterale sancita con il Memorandum d’intesa “Italia-Cina”, sottoscritto il 7 ottobre 2010, sulla collaborazione bilaterale in ambito di promozione culturale fra i due Paesi da attuarsi sia attraverso progetti espositivi tematici. Tale progetto si inserisce, inoltre, nel contesto delle relazioni culturali che intercorrono da diversi anni tra i nostri Paesi, suggellate dall’accordo di cooperazione siglato con il Ministro della Cultura della Repubblica Popolare Cinese Luo Shugang lo scorso 20 luglio 2016.
Attraverso una selezione di 120 opere, la mostra illustra il paesaggio contemporaneo del design italiano che dalla ricerca sperimentale arriva fino ai mercati di massa, usando sia materiali artigianali, sia tecnologie avanzate, e dalle imprese start up arriva fino alle grandi imprese globalizzate.
Il titolo indica gli estremi di un circuito dinamico dove la produzione industriale riceve energia dalla sperimentazione più avanzata e autonoma della ricerca indipendente e, viceversa, quest’ultima si alimenta in un contesto produttivo che prevede anche il prototipo fuori serie e il pezzo unico.
L’ordinamento si basa su quattro categorie principali: Sperimentazione, Piccola Serie, Grande Serie e Fuori Serie, oltre a diverse sotto-categorie.
Queste aree corrispondono a modalità progettuali-produttive spesso sfumate; fatte di molte eccezioni e imprecisioni, con vaste aree intermedie, grigie, non esattamente definibili.
Non si tratta di un ordinamento scientifico, ma piuttosto della descrizione di un sistema molecolare complesso e dinamico.
Obiettivo della mostra è cogliere uno degli aspetti strutturali più significativi del design italiano, che meglio di altri fornisce informazioni sui meccanismi interni di funzionamento di una attività che riveste una importante funzione economica per il paese e che ne rappresenta un aspetto storico significativo; per capire l’Italia infatti è importante capire il suo design e per capire “che cosa è il design italiano” bisogna capire come funziona il paese che lo esprime.
Il progetto di allestimento di Antonio Citterio prevede schermi di Corian sospesi, assemblati e saldati in nastri continui, che definiscono aree concettuali “recintando” una sequenza di tavoli e servendo da foglio bianco su cui scrivere didascalie. I tavoli raggruppano le cose e le portano alla giusta altezza di percezione, ma si comportano come tavoli di laboratorio su cui gli oggetti sono appoggiati e offerti all’attenzione del visitatore. L’allestimento è razionale; la sola concessione all’effetto scenico è il sofisticato lavoro di traforo del Corian che lascia apparire, come sottopelle, un decoro grafico.
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